
Da amante della montagna di lunga data, dedico l'ecoquote di questa settimana a due stralci degli articoli di Berselli e De Luca apparsi sul Diario di Repubblica del 22 luglio. Rispetto per la natura, senso del limite, lentezza, essere minuscoli di fronte all'immenso, vedere il mondo com'era milioni di anni fa sono tutte cose che si provano se si cammina sui sentieri o si arrampica. Nella foto, saluto dalla cima del Corno Grande Gran Sasso (2914 m).
«Per questo, subito dopo, imparare che la natura va rispettata. [...] Mai e poi mai eccedere rispetto alle proprie forze e alle proprie abilità: non si deve osare un passaggio più difficile, e ce n’è uno più affrontabile, magari allungando un po’
il cammino. Anziché cento metri in più conviene farne uno in meno, perché spesso la rinuncia, il senso del limite, è una dimostrazione di saggezza.
La montagna è così, un elogio della lentezza, un girovagare di pensieri e di azioni intorno alla prudenza.»
«In montagna riesco a sbirciare il mondo come era prima dell'irruzione della nostra specie. Riesco a sbirciare come sarà, dopo la nostra necessaria estinzione. È un paesaggio inabitabile e finalmente libero da proprietà privata. Nessuno
compra un ghiacciaio, una parete nord, una cima spellata dai fulmini. Si sta in montagna da passanti di superficie senza un lasciapassare, che può essere ritirato in ogni punto.
Una valanga, un temporale, un vento, una nebbia, sbarrano il passaggio. Nessuno è garantito mentre scala una parete, anzi è esposto, indifeso, minuscolo sul corpo dell'immenso. È una buona lezione circa le proprie misure.»
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