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[Seconda sorpresa e secondo racconto. Ho scritto Plutonio come piccolo omaggio alla SF e alla città di Londra, che spero di non dover vedere mai conciata così. Quarta e ultima parte.]
L'uomo di guardia stava frugando in una borsa. La visiera del berretto gli copriva gli occhi. Sentendo il cigolio della bici alzò subito la testa e il fucile. Spuntò la faccia pallida di Dave che si aprì subito in un ghigno.
Geordie sospirò di sollievo.
«'azzo Jo! Sei conciato veramente da sfigato se vai in giro con questa roba da checche!» Continuò a sogghignare, mentre abbassava l'arma.
«Ho avuto un incidente.» Frenò, appoggiando goffamente i piedi. La caviglia gli faceva ancora male, le costole si lamentarono e lo zaino pesava.
«Beh, ora attraversi il ponte e sei arrivato.»
«No, stasera devo andare più lontano.»
«Allora pedala!» con una mano aprì il cancello, mentre con l'altra gli dava una pacca sulla spalla.
«E che cazzo d'altro posso fare?» bofonchiò Geordie, ma l'altro nemmeno lo sentì, perché ormai era avanti un paio di metri.
Il ponte era butterato dalle buche, ricordo dei Disordini di Ottobre. Geordie iniziò a serpeggiare lentamente, cercando di seguire una pista di asfalto integro.
Gli sembrava di salire tornanti in montagna. Un ponte in salita! Una cosa del tutto assurda.
La schiena ora era proprio calda. Gli sembrava di trasportare un grosso lingotto bollente. Possibile? Non era freddo quando l'aveva preso in mano, ma non scottava così. Possibile che con la caduta si fosse rotto qualcosa?...
Luci brillavano sull'acqua. Sfarfallavano come lucciole multicolori, come tracce subatomiche in una vecchia camera a bolle.
Luci sull'acqua... tracce di pensieri, linee di universo nello spazio-tempo, ricordi del futuro... no del passato, forse.
Il Tamigi sembrava avere triplicato il suo alveo. La fine non arrivava mai. Gli sembrava di attraversare l'Hudson o il Rio delle Amazzoni.
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Il governo britannico è intenzionato a vendere il grande complesso nucleare di 
